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Nello sport, scrive Cherubini, “esiste uno stretto legame tra valore della clientela e della relazione e performance competitive ed economico-finanziarie dell’impresa. Come in un circolo virtuoso, il valore dei clienti ed il valore dell’impresa si influenzano reciprocamente. In questo contesto, le relazioni dell’impresa con la clientela devono essere interpretate come presupposto per la generazione di valore, piuttosto che come fine”.

La relazione, dunque, e la sua gestione efficace, mai come negli ultimi tempi passa (anche) per il web: a questo proposito, recentemente mi è capitato di dare un’occhiata al sito della “federazione italiana tennis” (www.federtennis.it ) e di confrontarlo con quello della “federazione italiana giuoco calcio” (www.figc.it ).
Ebbene, il risultato mi ha lasciato non poco perplesso: nonostante infatti l’evidente sbilanciamento di popolarità tra i due sport, non ho potuto riscontrare un altrettanto “predominio” nella comunicazione a mezzo internet.
Analizzando infatti i due siti, appare subito come la federazione tennis abbia puntato notevolmente sugli aspetti multimediali e finalizzati alla relazione con il cliente, tra cui:
– un blog
– la sezione “you tennis”, in cui inserire proprio materiale multimediale
– la possibilità di trovare circoli e maestri federali online

e ultimo, ma non meno importante, una struttura del sito e una facilità di navigazione che, paragonate alla “obsoleta” versione del portale calcistico, fanno capire come ci sia una certa distonia tra popolarità dello sport e capacità effettiva di relazionarsi con il proprio pubblico in maniera efficace ed efficiente.

È importante tuttavia ricordare, citando ancora Cherubini, che “un maggiore grado di interattività del sito comporta una sua maggiore complessità ed, in genere, una riduzione delle dimensioni del target servito, cui corrisponde, tuttavia, un ampliamento dei target serviti. Il sito complesso, cioè, ha come destinatari non soltanto i sostenitori, ma anche i media, le aziende o gli investitori”.

Alla luce delle precedenti considerazioni, mi sembra lecito far risaltare alcune questioni:

– è possibile aumentare la fidelizzazione degli stakeholders anche in sport minori, partendo dalle singole associazioni sportive di paese o da alcune circoscrizioni territoriali?
– Internet può effettivamente spostare il baricentro della notorietà – se non quello dell’incentivo alla pratica sportiva – anche a sport “minori” partendo proprio dalla diffusione amatoriale e dall’interattività?
– Attraverso internet, possono esserci rischi dovuti alla scarsa coesione di immagine di uno sport e alla frammentazione delle attività di promozione? Oppure la presenza di un portale comune sarebbe maggiormente controproducente (come nel caso del turismo?)

Filippo Minelli

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