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Luxottica è un caso di eccellenza nel panorama italiano. È infatti leader mondiale nella produzione di occhiali e da qualche anno anche retailer, avendo intrapreso una strategia basata su:

· Internazionalizzazione. Che l’ha portata ad avere una capillare presenza in oltre 120 Paesi.

· Integrazione Verticale. Il Gruppo ormai controlla tutta la fliera ed è arrivato al possesso diretto di diverse catene di vendita

Circa 6000 punti vendita sparsi in tutto il mondo (fonte: TheRetailer)

L”integrazione dei marchi di ColeNational (secondo retailer ottico americano con oltre 2900 store in America, Canada e Caraibi) e LensCrafters (oltre 850 Punti vendita sparsi fra States, Canada e PortoRico), oltre a consentire forti sinergie distributive e operative ha consentito al gruppo italiano di coprire diversi target di clientela, entrare in nuovi canali e diversi format distributivi (negozi di proprietà a marchio Pearl Vision, franchising, shop in shop, brand su licenza, ecc.) con una capillarità di distribuzione in Nord America davvero impressionante (quasi unica nel suo genere in un territorio così vasto).

Luxottica è presente nei mercati asiatici, Hong Kong, Australia e Nuova Zelanda.
Altri ambiziosi obiettivi sembrano essere Russia, Corea e Messico. (fonte: TheRetailer)

Dove invece Luxottica non ha puntato a una decisa strategia di internazionalizzazione è stata l’Europa, mercato troppo frammentato e scarsamente penetrabile a causa di leggi troppo limitanti.

Il business retail di Luxottica è arrivato a rappresentare, secondo i dati della stessa azienda, oltre il 75% dell’intero fatturato del gruppo.

Il merito del management è quello di aver attuato una strategia vincente basata su acquisizioni ad hoc, senza smembrare il management delle aziende controllate.

L’adozione di un format vincente non è infatti trasferibile senza una integrazione della mentalità, ma la sostituzione in tronco della classe dirigenziale, solitamente non paga.

Serve infatti una sensibilità, in relazione al mercato nel quale si intende sbarcare, che solo un profondo conoscitore del mercato domestico può permettere. Questo è un punto chiave.

Il fatto di avere azzeccato finora le scelte giuste, fa capire la bontà del management dell’azienda italiana, in quanto attraverso analisi e studi di mercato, è riuscita in una difficile strategia nell’ambito del retailing, nonostante il core business e il know-how fosse tradizionalmente focalizzato sulla produzione e non sulla distribuzione.

Gianluca Marconato per Marketingarena.it

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