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Il tema del lavoro viene quotidianamente affrontato in diversi contesti, spesso senza proposte fattive, soprattutto a livello istituzionale.
Sono ben felice di attingere a piene mani dal blog di Beppe Grillo perchè è stata pubblicata una lettera molto intelligente di cui riporto tre passi:
“spendiamo troppo poco in ammortizzatori sociali e troppo in pensioni”

“Viene sostenuto spesso che dopo le riforme del mercato del lavoro, l’occupazione è aumentata di 2 milioni. Ma le leggi sulla flessibilità han prodotto quello che gli economisti chiamano la diluizione del lavoro: la stessa quantità di lavoro viene divisa tra più lavoratori, com’è in fondo ovvio se 2 precari fan lo stesso lavoro di 1 regolare, ma costano molto meno”
il vero problema è che da noi non c’è lavoro: un paese che si proponeva di introdurre dazi per fronteggiare la concorrenza delle merci cinesi, non comprendendo che l’innovazione è il terreno sul quale competere e che continua a non spendere in ricerca, è così miope che il declino che gli si prospetta non è ineluttabile, ma probabilmente meritato”
Queste parole sono del Prof. Mauro Gallegati, personalmente concordo in tutto, tranne che nell’affermazione che non c’è lavoro. Ritengo ci sia un grosso problema di onestà tra i protagonisti del mercato del lavoro in Italia. La situazione del nord est che vivo mi porta a non contemplare l’idea di “mancanza di lavoro” visto che fuori da una fabbrica su tre c’è un cartello “cercasi..”. Credo però che tutti i soggetti coinvolti debbano guardarsi allo specchio e pensare:
i giovani: si dice spesso che la retribuzione è inversamente proporzionale al titolo di studio, andrebbe però detto che spesso il titolo di studio è direttamente proporzionale con la “bellezza” del lavoro (ipotizzando che un lavoro intellettuale sia preferibile ad un lavoro manuale). A volte, inoltre, potrebbe essere anche vero che uno stage è un buon viatico per il mondo del lavoro.
le imprese: il ruolo delle imprese è senza dubbio centrale, si trovano “nella morsa” tra istituzioni che spesso non favoriscono l’assunzione di lungo termine (e qui l’incertezza congiunturale aiuta) e l’abuso di strumenti di assunzione a tempo determinato che non favoriscono di certo il lavoro giovanile (tirocinio + stage + apprendistato + contratto di 6 mesi…)
le istituzioni: Il tema del lavoro è anche una di quelle leve di “comunicazione politica” che spesso vengono toccate per far salire (o far scendere) un esecutivo al governo. La sensazione è quella che il lavoro sia una tematica troppo complessa per essere trattata a livello centrale con profitto. Sicuramente le istituzioni non possono “risolvere” il problema del lavoro, a mio avviso dovrebbero indicare alcune linee guida per favorire un percorso lavorativo “sereno” ai giovani italiani. Sembra che il contrappeso dell’altalena del lavoro siano le pensioni: un problema, questo, assoluto.
Credo che due parole chiave siano stage e imprenditorialità giovanile: la prima usata spesso come mezzo per fotocopiatori a basso costo e di conseguenza politica di incentivo fallita, la seconda assolutamente non contemplata: provo profonda incertezza quando sento dire “ha il ragazzo in America, si è aperto la sua impresetta..” quando succederà da noi?

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