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Un po’ di numeri: il 12% dei siti presenti in internet è di natura pornografica; il 25% delle richieste ai motori di ricerca hanno a che fare con il mondo del sesso; il 35% dei file in download sono attinenti alla pornografia; ogni secondo quasi 30.000 utenti di tutto il mondo stanno visionando materiale “a luci rosse”; nascono ogni giorno poco più di 250 siti pornografici nuovi. Secondo i sociologi nella società attuale è in corso un processo di “pornificazione” galoppante, che non risparmia, ma anzi coinvolge in prima battuta, internet e tutti gli affari legati ad esso.
Ma pornografia non significa solo “voyeurismo”. Non a caso il sito più visitato con 7,2 milioni di contatti al giorno è il tanto pubblicizzato “AdultFriendFinder.com”, che funziona come una grossa community, o meglio una sorta di social networking che fa incontrare le persone. Gli utenti si registrano, creano il proprio profilo, dichiarano cosa cercano e quali sono le loro intenzioni (qui non scendo nei particolari!). Incontri si, ma anche dialogo: è presente anche un blog dove è possibile postare video, annunci, immagini, scambiarsi esperienze e racconti…

Anche per questo “bene” così particolare pertanto valgono quelle caratteristiche di sviluppo della community e di sviluppo generale del sito tipiche dei più svariati ambiti economici. Gli utenti insomma non si accontentano più di essere passivi spettatori ma vogliono partecipare, mostrarsi, essere protagonisti. Inoltre, vogliono più realtà e non situazioni costruite e ambienti esotici che mai li vedranno protagonisti: l’ennesimo trionfo del web 2.0.

I siti che dovremmo menzionare sarebbero troppi, ci limiteremo quindi ai casi più eclatanti e innovativi. Ci sono PornoTube e YouPorn, le risposte erotiche al celebre YouTube; Megarotic, un sito di social networking con accesso libero e a pagamento; TheUncensored e Yvutu, nei quali con un abbonamento annuale di 50 dollari è possibile usufruire di video ad alta definizione, creare la propria playlist, scaricare filmati premium e molto altro; Zivity, sito più “soft”, che ha ricevuto anche 1 milione di dollari di finanziamento privato: in questo sito gli utenti caricano immagini di pin-up, modelle/modelli, sportive/sportivi.
Ci sono poi siti che funzionano come aggregatori di link “utili” sempre nell’ambito della pornografia e anche progetti “wiki”, creati sempre dagli stessi utenti della rete: Playfulbent, WikiAfterDark e Boobpedia, versioni hard della nota enciclopedia on-line.

La rete con i contenuti prodotti direttamente dagli utenti funziona e sta diventando un fattore chiave che sovverte inesorabilmente gli equilibri economici classici. Interazione oramai è la parola chiave in questo ambiente: il mercato su internet va a gonfie vele proprio perché è l’unico che consente un rapporto interattivo e diretto al cliente. Il mercato off-line accusa il colpo e argina a fatica le perdite. Vendita e affitto di dvd sono in costante calo, dato che la gente comune vuole realizzare il proprio film e metterlo in internet, causando chiaramente il crollo del mercato dei film realizzati da professionisti.
Si torna all’annoso problema che tanto fa soffrire le grandi major musicali: gestire il rapporto con “il gratuito”.

Fonte: L’Espresso.

Luca Crivellaro.

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