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Il Veneto:
· È terra di grandi lavoratori, più legati al fare, più muli che volpi
· È terra di gente non molto legata alla cultura, bensì al denaro
· Si regge su un modello di produzione, i distretti, interessante ma precario nei confronti della sfida della globalizzazione
· È legato alla manifattura più che al terziario e all’immateriale

Ho provato a descrivere il Veneto, intesa come regione unitaria, come modello Nord Est, cercando di essere il più duro possibile.
Ho provato a fare questo esercizio tenendo conto dell’immagine che emerge dalla stampa, dalla tv e dai media in generale: pur senza alcun valore statistico, l’indagine si basa su una sola persona, il sottoscritto, immagino con un po’ di presunzione che se fosse eseguito uno studio di settore a riguardo, coinvolgendo l’intera popolazione italiana, i miei 4 punti sarebbero ricorsivi in una ipotetica lista.

Il Veneto si pone oggi come una delle realtà più floride dal punto di vista economico, col suo modello distrettuale che si basa su un tessuto di piccole e medie imprese, per lo più manifatturiere, che come inesauribili formichine portano ricchezza alla regione.

In realtà il Veneto, senza perdere la sua formidabile propensione al lavoro, una caratteristica forte e non certo un qualcosa da nascondere sotto al tappeto, sta cambiando.
Finalmente si è accorto che esiste pure l’immateriale, il design, l’innovazione e la ricerca.

Leggendo l’inserto del Corriere del Veneto “Please Disturb Una mappa del Veneto contemporaneo” la sensazione è appunto quella di una regione in forte evoluzione, una regione che però non ha ancora preso consapevolezza della propria forza.
Una regione che fa fatica a comunicare.

Intercalando il ragionamento nel contesto del marketing mi preme sottolineare come siamo portati, noi studenti, ad ambire a Milano come main site per un posto di lavoro, considerando il territorio locale inadatto per esercitare una professione legata all’ambito manageriale di marketing, o anche solo per imparare quelle che sono delle best pratices. Prima o dopo ci abbiamo pensato tutti, inutile negarlo.

In realtà non è così. Milano sicuramente è il cuore del management italiano, ma le opportunità di crescita, qui da noi, sono differenti ma non per questo meno stimolanti.
Nel momento in cui vi è un passaggio di mentalità tale per cui l’imprenditore inizia a capire che il design, il brand, la ricerca, sono elementi non accessori ma essenziali si aprono nuove strade. È invero che tale consapevolezza non è ancora realtà applicata in modo capillare, ma sta appunto in tal senso l’opportunità che si apre.

Il Veneto è un’enorme risorsa dal punto di vista del marketing e della comunicazione, un mercato non ancora saturo e per questo allettante.
Il problema, che non è un problema, semmai un’opportunità, sta nel plasmare il marketing sui fianchi delle PMI, come un vestito su misura. Il marketing delle aziende venete per forza di cosa sarà differente da quello delle grandi realtà milanesi e internazionali. È un punto di forza questa diversità, non un neo. Un modello da esportare, semmai in altre realtà simili alla nostra.

Ci sono molte imprese che rappresentano casi d’eccellenza mondiale nel loro settore e il Veneto non è solamente sinonimo di manifattura artigianale nel B2B.

In un momento storico in cui si inizia a porre il quesito sulla fondatezza del capitalismo manageriale azionario, prendere coscienza che nel Veneto vi sono alternative a un modello di business più legato al prodotto/servizio che alla finanza e alle speculazioni in Borsa è un respiro di sollievo.

Il Veneto deve imparare a comunicare quello che sa fare per non ritrovarsi intrappolato in quei 4 punti, che vorremmo conservare solo sulla carta come punto di partenza da tramandare ai nipoti, per far capire quanta strada si è fatta in breve tempo.

Gianluca Marconato per Marketingarena

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