Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook
Nel gergo tradizionale del marketing siamo abituati ad etichettare come media qualsiasi insieme omogeneo di strumenti atto a veicolare un messaggio comunicazionale.
Chiunque abbia seguito un corso di marketing o letto un semplice manuale sa anche che nella letteratura viene identificata quella tradizionale serie di media che va dalla tv al cinema, passando per la radio, la stampa, le affissioni ed internet.
Tuttavia sappiamo anche che esistono forme particolari di media (ormai da tempo inserite all’interno degli strumenti del marketing non convenzionale), che in un qualsiasi testo difficilmente vengono contemplate ma non per questo devono essere accantonate.
Con questo post però vorrei mettere in evidenza l’utilizzo di alcuni media particolari e inconsueti che forse portano ognuno di noi a fare alcune considerazioni fino a dove il marketing può spingersi e se sia il caso o meno di porre alcuni freni.
A voi dunque alcuni esempi:
  • All’aeroporto di Los Angeles è stato dato il via libera per inserire messaggi pubblicitari sulle superfici dei cestini che si utilizzano per appoggiare gli oggetti personali nel momento dei controlli ai raggi X (fate voi i conti su quante persone utilizzano quei cestini al giorno e la visibilità che può avere dunque un messaggio pubblicitario);
  • Dal 2006 il servizio postale statunitense permette alle aziende private di utilizzare i francobolli come uno spazio pubblicitario per mostrare il loro logo e promuovere dunque il loro brand;
  • Sempre negli Stati Uniti una società on-line, la Lease your body, si occupa di reclutare giovani disponibili ad affittare parti del loro corpo da utilizzare come veri e propri manifesti pubblicitari (a titolo di cronaca sono migliaia le persone già iscritte alla lista della società);
  • Dando uno sguardo anche in casa nostra, è interessante notare come i campi da basket di alcune società della serie A siano diventati un collage di manifesti pubblicitari (mi chiedo fra quanto vedremo anche nei campi da calcio dei loghi di aziende aerografati sul manto erboso).

Ora, senza dilungarmi su aspetti etici o quant’altro si voglia, mi pongo semplicemente una domanda: stiamo andando verso un mondo nuovo e ricco di opportunità per la comunicazione d’azienda o stiamo etichettando qualsiasi superficie materiale come un possibile spazio disponibile alla pubblicità?

Thomas Longo per marketingarena

Commenti