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L’azienda di pelletteria, valigie e accessori da viaggio di lusso Piquadro, fondata nel 1988 da Marco Palmieri, allora studente universitario poco più che ventenne, è un esempio di come produrre in Cina e far crescere l’azienda in Italia possa essere una strada vincente.

Le tappe fondamentali della crescita dell’azienda sono le seguenti:
· 1988: Calmieri fonda Piquadro, e inizia a produrre, per conto terzi, con una dozzina di dipendenti

· Fine anni ’90: la produzione viene in parte spostata in Cina e Piquadro fa ingresso sul mercato con il proprio marchio

· 2003: Piquadro avvia una joint venture, al 50% con soci cinesi di Hong Kong.

· 2006: Piquadro fattura 35 milioni di euro, cresce a un ritmo del 25% l’anno, esporta in 48 Paesi e si prepara per la quotazione in Borsa.

Palmieri ha puntato sulla Cina, sul Made in Italy, su tecnologia e qualità:

· Cina: in definitiva la delocalizzazione produttiva è parte del segreto del successo di questa azienda, per stessa ammissione del suo eclettico fondatore: “In Cina abbiamo investito 1 milione di euro. Il nuovo stabilimento di Gaggio Montano (ndr: nell’Appennino bolognese) da solo ci è costato 8 milioni di euro. E meno di un quarto delle fatture che paghiamo vanno in Cina, più di tre quarti restano in Italia. Chi ha investito bene in Cina libera risorse per l’Italia.” (Gentleman, nr.76, Giugno 2007).

· Made in Italy: Palmieri mette l’accento sul design più che sulla moda, intendendo design non soltanto la forma e il packaging ma la “prestazione” del proprio prodotto, il quale deve essere oltre che di bell’aspetto anche funzionale, modulabile, innovativo e confortevole.

· Tecnologia: sviluppo della produzione e logistica, molte risorse e ben 42 persone impiegato in R&D, attenzione al cliente anche attraverso un ridotto lead time nei tempi di rifornimento del punto vendita; e ancora laboratori test per le prove di resistenza dei prodotti.

· Qualità: la pelle parte dall’Italia e viene spedita in Cina, dove viene lavorata. Non a caso, in quanto secondo lo stesso Palmieri “nella lavorazione della pelle l’Italia esprime ancora un primato assoluto”. (Gentleman, nr.76, Giugno 2007)

Considerazioni:
· Mi ha colpito il fatto che Palmieri sia riuscito a creare un brand sinonimo di qualità, stile e Made in Italy, puntando sul design più che sulla moda, producendo in Cina.

· Palmieri si è inventato un business quando era uno studente poco più che ventenne, dopo aver fondato un’azienda d’informatica che si stava avviando bene: questo è avvenuto vent’anni fa, alle soglie degli anni ’90, non negli anni Sessanta o prima. Resto sempre stupito quando un ragazzo riesce a cogliere nel proprio tessuto delle opportunità e rischiando investe soldi e tempo. In fondo, la vera scommessa vinta da parte di Palmieri è stata nel primo passo, nella decisione di fondare l’impresa.

Gianluca Marconato per Marketingarena

Fonti:
www.piquadro.com
Gentleman, nr.76, Giugno 2007, art. Rialzo in Borse, pg. 206-208, di Marco Maroni

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