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Il dibattito con il fantomatico personaggio Didi su firstdraft mi ha fatto riflettere, da brava testarda sono convinta che un’unione e un dialogo tra tecnica e istanze culturali-umanistiche-ambientali-soft sia possibile. Esco dal campo artistico e provo a riflettere su alcuni esempi di questo tipo:

Sembra oggi finita l’epoca degli status simbol pacchiani come lo stucco dorato della casa di Donald Trump o il Suv di Marco Ranzani, e le cose che contano sono sempre più quelle immateriali e la ricchezza è light. Viene privilegiato il semplice uso al possesso e spesso quindi si preferisce pagare l’affitto piuttosto che la manutenzione degli oggetti. L’obiettivo ultimo pare quello di sganciarsi dalla dimensione terrena, pesante e doveristica per galleggiare nel virtuale, dove le responsabilità si stemperano.
Lo spazio, il tempo e il silenzio, entità senza prezzo e non (ancora) quotate in Borsa, oggi, insomma, rappresentano gli ultimi oggetti del desiderio e lo spiega bene Thierry Paquot che nel suo breve saggio Elogio del Lusso dice: “ la mia visione è quella di un arte del vivere dove questi tre valori, il tempo, il silenzio e l’immensità si completano, si combinano e a volte, si sovrappongono… e la loro combinazione secerne il lusso”. Ma vediamo i tre valori nello specifico:

SPAZIO: La “conquista” dei metri quadrati a disposizione è una filosofia di vita che va dal contemplare panorami sconfinati all’evitare mezzi pubblici nell’ora di punta, fino all’indossare abiti di almeno una taglia più grande: il corpo ha bisogno di respirare, come la mente; per questo Paquot definisce lo spazio immensità come il contrario di tutto ciò che è stretto, confinato, promiscuo e richiuso, ma che invece annuncia l’orizzonte, l’infinito, il largo e la possibilità di stare da soli.

TEMPO: La manualistica sulla gestione del tempo sembra convergere su un unico assillante punto: il tempo serve a produrre, per questo non va sprecato. Pochi però si prendono la responsabilità di dire che si ha bisogno di tempo libero per riprendere in mano la propria esistenza e riscoprire il valore dell’inattività. Paquot scardina il concetto di Santa Produttività scrivendo: ” La pigrizia non è più un diritto ma un dovere che necessita di una vera e propria fase di apprendimento. Misuriamo il nostro livello di libertà sulla base dei nostri vagabondaggi personali. Il tempo è un valore che non ha prezzo nel momento in cui se ne dispone in forma di tempo libero”.
Esempio di questo la Snack Culture, teoria americana che professa la miniaturizzazione di canzoni sull’I-pod, film, videogiochi. La loro fruizione viene condensata infatti in pochi minuti così si impara tutto quello che va di moda nel panorama cultural-spettacolare e nel resto del tempo ci si può immergere nell’ otium totale.
SILENZIO: “Secondo uno stile di vita mondano, il silenzio è qualcosa di cui non vale la pena di occuparsi, è più importante pensare, creare, fare cose: riempire il silenzio con il suono.” Queste parole sono di Ajahn Sumedho, monaco buddista che invita a prestare attenzione alla calma naturale della mente per uscire dal condizionamento sociale. La tendenza si percepisce dall’offerta di vagoni NoMobile sull’Eurostar in cui è severamente vietato l’uso del cellulare, agli alberghi del silenzio che aborrano decibel troppo alti, direzioni che, per altro si stanno facendo strada anche nell’architettura.

Tutto questo per dire che il lusso sta andando nella direzione di una riscoperta di se stessi e del proprio benessere.. quel benessere lontano dallo stress di possedere, ostentare, esibire, ma dato da aspetti tanto soft da risultare spesso invisibili.
Mi sembra che il marketing se ne stia accorgendo anche se credo che la consapevolezza debba ancora aumentare, siete d’accordo?

Ilaria Paparella per marketingarena

Fonti: www.cosmopolitan.it

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