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Sfogliando l’inserto del lunedì di Repubblica (Affari e finanza) mi ha colpito la presenza di numerose inserzioni pubblicitarie riguardanti tutte lo stesso tema:

Il posto giusto per far crescere il tuo TFR l’hai trovato” (Alleanza Assicurazioni)

Il nuovo TFR mi chiede di cambiare. Alla mia banca chiedo prontezza nel propormi soluzioni nuove” (Intesa San Paolo)
Con il TFR decidi oggi il tuo domani” (Banca Mediolanum)
TFR o fondo pensione? Questo è il dilemma” (Gruppo Banca Carige)
La tua pensione. La cosa più lontana a cui devi pensare subito” (Ubi Banca)
Se il TFR è tuo, perché lasci decidere a qualcun altro?” (ARCA SGR)

Quello che subito mi è balzato all’occhio è questa agguerrita concorrenza che la legge sul TFR ha innescato nel settore finanziario che si è estrinsecata in una serie di strategie pubblicitarie (alcune delle quali ben congeniate dal punto di vista creativo), volte a catturare l’attenzione del potenziale “consumatore” e indirizzarlo verso le proprie offerte.
Tuttavia mi sono chiesto come mai soltanto nell’ultimo mese circa si stia assistendo ad una tale “guerra pubblicitaria” dal momento che l’entrata in vigore della legge risale al novembre del 2006 e il termine ultimo per scegliere la destinazione del fondo da parte dei lavoratori è ormai vicina (30 giugno 2007).
La risposta l’ho subito trovata sfogliando il Sole 24 ore di giovedì 17 Maggio in cui si afferma che i ¾ dei lavoratori deve ancora effettuare la propria scelta.
Questo dato, probabilmente, ha sollecitato il settore finanziario a mettere in atto tutta una serie di strategie pubblicitarie volte proprio a colpire questa grossa fetta di consumatori cercando dunque di aggiudicarsi (da parte di ciascun istituto), la quota più grossa possibile.
A prescindere da ciò, il caso che ho appena menzionato mi sembra alquanto interessante per una serie di motivi:

– innanzitutto mette bene in evidenza come una “semplice” legge (passatemi il termine) possa generare una spietata concorrenza tra imprese ed elevati investimenti in comunicazione;
– in secondo luogo poi è interessante notare le varie strategie pubblicitarie adottate dai vari istituti e i principali fattori su cui hanno puntato.

Se analizziamo infatti i vari slogan citati all’inizio dell’articolo, possiamo osservare in che modo tutti, o quasi, puntino sul fattore emotivo enfatizzando l’importanza della scelta cui il singolo lavoratore è chiamato ad affrontare e le ripercussioni che questa avrà nel futuro. L’obiettivo è probabilmente quello di puntare più su una comunicazione di tipo emotivo- affettivo piuttosto che cognitivo- razionale (tipica quest’ultima del settore finanziario), vista anche la portata della scelta.

Allo stesso tempo però è interessante notare come questo “bombardamento” di messaggi pubblicitari sia visto dal consumatore, ossia se lo ritiene utile in quanto può valutare le diverse offerte che ha a disposizione oppure non fa altro che incrementare ulteriormente la sua confusione.

A conclusione di ciò, mi sembra interessante notare come una scelta politica abbia delle forti ripercussioni sulle strategie aziendali e sulle scelte di marketing delle imprese colpite, che sono chiamate a rispondere prontamente alle sfide poste da eventi più o meno prevedibili, in modo tale da sfruttare al massimo le nuove opportunità offerte e contenere il più possibile le minacce.

Thomas Longo per marketingarena

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