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Quando si parla di Made in Italy, si evoca immediatamente un’immagine di eleganza e raffinatezza collegata essenzialmente alla moda italiana, che si è fatta conoscere e riconoscere per l’alta qualità, tradotta in un binomio perfetto di creatività e artigianalità.L’Italia, il paese in Europa più forte nei settori del tessile, abbigliamento e moda, deve però lottare, come ormai sappiamo, contro la delocalizzazione della produzione, verso i paesi di più recente industrializzazione ubicati nel sud del mondo e, soprattutto, nel continente asiatico, la forte competizione dei prodotti a basso costo provenienti da questi stessi paesi e la contraffazione.
L’Italia ha adottato una particolare strategia, scegliendo uno specifico posizionamento e creando prodotti ad alta creatività e tecnologicamente complessi, che risultano così belli, rari, difficili da produrre e quindi da copiare. I risultati sembrano più che soddisfacenti.Dall’analisi firmata Pambianco strategie di impresa, , i gruppi nostrani, considerati come aggregato, hanno fatto registrare un fatturato di 27.335 milioni di euro, in salita del 12,4%, con una crescita superiore alle previsioni che erano state inserite nella stessa analisi l’anno scorso proprio da Pambianco, che stimava un +10-12%. Continua pertanto il trend positivo di rialzo iniziato nel 2005, quando il fatturato era cresciuto del 10,5%.
Il gruppo del settore fashion Made in Italy campione di incassi è stato Burani, che secondo l’indagine nel 2006 ha messo a segno un incremento di fatturato nell’ordine del 39,2%, ma va sottolineato comunque l’effetto di qualche acquisizione. Bene anche Geox, che ha archiviato lo scorso anno con un +34,6%, e segnali di forza anche da Dolce & Gabbana, con un balzo del 29,7%, Calzedonia (+25,7%), Gucci (+16,3%), Loro Piana (+15,2%) e Tod’s (13,9%), mentre gli altri gruppi passati al vaglio hanno comunque quasi tutti registrato una crescita superiore al 10%.
I dettagli sembrano essere l’elemento chiave dell’unicità e delle particolarità dei loro capi di abbigliamento: nastri, pizzi, passamanerie, tulle, nascosti o bene in evidenza, rappresentano l’anima di un capo, la parte in grado di esaltarne l’eleganza e la vestibilità, rendendolo più interessante e desiderabile ai nostri occhi, nella tendenza romantica delle ultime collezioni così come nella previsione futura del ritorno alla tendenza minimalista.Una recente pubblicazione, “I dettagli cambiano la moda”, nata dalla collaborazione della Federazione Tessilivari con il Ministero del Commercio Internazionale e l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, pone l’accento sulla produzione industriale degli accessori Made in Italy attraverso la testimonianza di 22 aziende tessili leader di mercato: grazie all’esperienza, alla creatività e alle tecnologie più innovative dell’industria d’avanguardia, queste seguono il cliente e lo servono, facendo in modo che la componente artistica e produttiva si sposi con la capacità di sognare e farci sognare degli stilisti.
La decorazione è la differenza tra una produzione d’eccellenza e una massificata. “In tempi d’omologazione, d’approccio emozionale all’abito come strumento primario d’espressione di sé e d’individualità, un dettaglio, come per esempio la passamaneria, è l’elemento da cui scaturisce l’identità dell’abito stesso”, sostiene Gianfanco Ferrè.
Pambianco mette quindi in evidenza che si, il miglioramento sia dei fatturati sia della redditività è dovuto alla ripresa del mercato della moda ma soprattutto dalle energiche azioni intraprese dai principali gruppi per accelerare il loro sviluppo dall’altra.
Una nota di colore per sostenere quanto detto e rimanere in tema marketing: da poco è nata una stampante dotata di un software evoluto in grado di riconoscere un unghia e di apporvi sopra un immagine a scelta tra il vastissimo archivio ma anche qualsiasi immagine fornita dal cliente.Si chiama Fast Art Nail ed oltre a capolavori di Nail Design in meno di 15 minuti risulta essere uno sorprendente strumento di “Guerriglia Marketing” in grado di realizzare un messaggio pubblicitario in 15 minuti con un costo contatto pari a 0!…da considerare direi.. almeno come strumento di comunicazione di (e per) tutte le donne!
Ilaria Paparella per marketingarena

FONTI: Voceditalia.it
Finanzaonline.com

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