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Pensavo di avere un’idea abbastanza sicura di cosa fosse il lusso;

“l’abitudine a consumi di elevata gamma qualitativa e di costo (Wikipedia ) “

e il pensiero è andato a yacht, belle macchine, gioielli, comfort.. ma non certo alle arance rosse di Sicilia!
Ma a Tokio le arance rosse di Sicilia sono lusso puro: ci sono voluti più di dieci anni di intense trattative bilaterali perché i consumatori giapponesi potessero gustare le Tarocco, solo di recente il paese ha deciso di aprire il suo mercato agroalimentare a maggiori importazioni.
Le arance sono però ancora guardate con diffidenza dagli “impiegati della frutta” per il semplice fatto che non sono tutte uguali e quindi non è semplice metterle in mostra in modo armonioso.
Sarebbe infatti conveniente che le rigide leggi dell’estetica giapponese si potessero applicare anche ai frutti che richiedono un packaging di tutto rispetto: devono infatti essere confezionati uno per uno e poi messe in un ulteriore contenitore che li fa sembrare un articolo da regalo.
Il prezzo elevato è giustificato dalla rotondità perfetta di arance o meloni. (520 mila yen = 400 euro per una confezione regalo di 3 meloni).
Anche fuori Tokio, al Foodex di Chiba, la più grande fiera alimentare dell’Asia si ripropone il binomio fortissimo tra sapori ed estetica, tra contenuto e contenitore e si decreta il successo del Made in Italy alimentare. Consumatori quindi attentissimi alla qualità. E all’estetica, ma forse un po’ meno all’origine dei prodotti: per questo Umberto Vattani, presidente dell’istituto per il commercio estero, sta cercando di portare l’interesse dei Giapponesi sulla sigla DOP, traducendola in un equivalente giapponese che indica primato, bontà e unicità ma i risultati non sono dei migliori: un’attenzione così elevata all’estetica fa perdere di vista l’importanza qualitativa!
Con queste premesse capiamo quanto è importante sbarcare sul mercato dei consumatori più esigenti del mondo che vogliono prodotti bellissimi ( e buonissimi) in locali alla moda ed eleganti, avvolti in un packaging prezioso proprio come veri oggetti di lusso. Certo, il fattore scarsità assume un peso importante: la frutta in Giappone non è mai stata un elemento centrale dell’alimentazione com’è in Italia e quindi non è da considerarsi una commodity, ma oltre al prezzo colpisce l’approccio culturale che trasforma in beni di lusso quelli che per noi sono beni da mercato: la cura estetica, l’ossessione per il particolare sottolineano come il contenitore sia importante tanto quanto il contenuto e che non si può disgiungere l’esperienza del gusto da quella visiva e da una certa cerimonialità.
Un punto su cui riflettere: se la miglior frutta italiana è sbarcata in oriente, cosa succederà ai nostri mercati se la cultura del cibo orientale prenderà piede anche in Occidente? Probabilmente non arriveremo a sbucciare gli acini dell’uva da tavola come fanno i giapponesi, ne a mangiare i crisantemi, ma potremo subire il fascino dell’estetica giapponese anche su ordinari prodotti di consumo che in Giappone non sono mai banalizzati.

Secondo il Marubeni Research Institute oggi stiamo assistendo ad una nuova ondata di Japonesisme paragonabile a quella che a fine 800 investì l’Europa e influenzò con il fascino delle stampe ukiyo, artisti come Monet e Van Gogh. Oggi poi il Giappone attrae su due fronti: da una parte il gusto per la raffinata semplicità e per la tranquillità tradizionale, dall’altra con un esplosione di energie creative in contrapposizione allo stretto codice di etichetta e comportamento che governa la vita quotidiana. Il successo dei manga, dei videogame e dei giocattoli si aggiunge alla diffusione sempre maggiore dello spirito nipponico in arte, design, architettura, moda e alimentazione (pensiamo alla diffusione del sushi che ormai si trova anche nei supermercati).

Se quello che ieri era considerato una originalità nipponica oggi è accettato e valorizzato ovunque, è probabile che ciò che ancor oggi è considerato una stranezza ci convincerà domani.
Ogake samade (grazie per l’interessamento)

Ilaria Paparella per marketingarena

Fonte: Ventiquattrore

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