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Quante volte ci siamo chiesti cosa “farò” dopo la laurea o se “riuscirò” a inserirmi nel mondo del lavoro abbastanza facilmente; e quante volte ci siamo chiesti quanto efficace è la riforma universitaria e soprattutto, per chi ha visto nei “tre anni” una possibilità per avere un titolo di studio in tempi abbastanza brevi, quanto questi siano apprezzati nel mondo del lavoro.

Alcuni dati
Nel cercare di dare una risposta, seppur parziale, a queste questioni che attanagliano la vita di molti laureandi basta osservare i dati pubblicati dal consorzio Almalaurea sulle condizioni occupazionali dei laureati ad un anno dalla laurea.
Un primo dato interessante che fa riflettere sulle differenze che sussistono tra laureati pre-riforma e laureati di primo livello post-riforma è il seguente: il 43% dei “pre-riforma” ha un lavoro ad un anno dalle laurea contro il 28% dei laureati di primo livello.
Va subito sottolineato che una tale differenza è dovuta soprattutto dal proseguimento degli studi da parte dei laureati triennali; considerando infatti alcuni dati relativi a quest’ultimi e circoscrivendo il discorso alle lauree in scienze economiche, emerge la seguente situazione:

Il 29,3% lavora;
Il 17,5% lavora ed è iscritto alla specialistica;
Il 43,7% è iscritto alla specialistica

Il rimanente è in cerca di lavoro.
I dati mettono in risalto che buona parte dei neo laureati decide di proseguire gli studi; tuttavia se andiamo ad osservare i motivi della scelta scopriamo che per più del 30% si è trattato di una scelta obbligatoria per poter accedere al mercato del lavoro (tra questi un 3% si è iscritto alla specialistica dopo aver cercato, senza alcun esito, un posto di lavoro).

Traiamo le conclusioni
Com’è vista la laurea triennale da parte del mercato del lavoro? Trovare un lavoro coerente con il proprio percorso di studi per un laureato di primo livello è relativamente facile o è una sfida insostenibile?
Secondo un mio personale punto di vista credo che la laurea triennale sia vista con diffidenza da parte di molti imprenditori che faticano molto ad attribuire il titolo di “Dottore” ad un giovane che dopo tre anni ha concluso un percorso di studi; vuoi perché sorge naturale un confronto con il vecchio tipo di laurea e i tempi per conseguirla o perché ritiene che in soli tre anni non sia possibile acquisire tutta una serie di conoscenze utili per lavorare, resta il fatto che una buona percentuale di giovani neo-laureati di primo livello incontra molte difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.
Mi chiedo allora: è la riforma universitaria che è sbagliata o è la “mentalità” del mercato del lavoro ad essere chiusa?

Thomas Longo per marketingarena

Fonte: consorzio Almalaurea

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