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I marketing giocavano a nascondino: contava il marketing interno, toccava sempre a lui stare sotto. Il primo ad essere scoperto fu il guerrilla marketing, cosi appariscente che uscì da solo. Subito dopo tana per il marketing virale, aveva rivelato a tutti il suo nascondiglio. Nella sua ricerca, poco dopo, il marketing interno sentì “psst, psst, sono qui!”, era il bluetooth marketing che annunciava la propria presenza. Pochi passi più in la un piccolo festino, l’event marketing l’aveva combinata grossa, e fu tanato. Anche il search engine marketing, come ovvio, non ci mise molto ad uscire allo scoperto, e con lui il blog marketing. Tennero a lungo il marketing olfattivo e polisensoriale ma alla fine cedettero. Si stava facendo sera e l’unica ragazza del gruppo non si trovava: dov’era finita la trasparenza? La cercarono tutti assieme ma sapevano che per trovarla avrebbero dovuto cercare nei posti più normali, essa infatti si nutriva di semplicità.

Questa storiella che ho inventato io con poche velleità serve per dibattere un tema a me caro: dove sono la trasparenza e la semplicità nel marketing di oggi? Scrivo questo articolo dopo un sms che dice “Salve, il suo piano tariffario da wind 10 diventerà wind 12”. Ovviamente non l’ho richiesto, perché un’azienda deve cambiare unilateralmente le carte in tavola? Spesso ci affidiamo a strumenti complessi e analizziamo le reazioni del consumatore con ricerche sofisticate, dimentichiamo però che le persone vorrebbero la semplicità, e noi volutamente non gliela diamo. Troppe clausole, tranelli, strumenti di fidelizzazione ormai passati. Uno dei componenti della redazione (a lui l’outing se vuole) mi ha detto l’altro giorno “io non telefono più con la vodafone perché cosi facendo ogni 4 mesi mi arrivano a casa 50 euro di telefonate gratis, lo fanno per incentivarti”. Ed è vero, io l’ho studiato a scuola e si chiama “analisi dei churn” o qualcosa di simile. Come lui, molti hanno capito che le cose stanno cosi e prendono in giro le aziende un po’ come quei cherry pickers che girano tutti i supermercati e prendono solo i prodotti sottocosto (che per legge sono veri sottocosto quindi per il supermercato sono perdite). E fanno bene.
Forse un marketing con qualche clausola in meno e un po’ di dialogo in più non farebbe male, che ne dite?


Giorgio

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