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Non voglio entrare nel tema politico più caldo di questi giorni perché non troverei sensato fare politica in questo blog, anche se lo trovo un argomento di discussione molto interessante e vivace.

Quello che voglio portare alla luce in questo post è soltanto una polemica, puramente personale, sulla vicenda dei Di.Co. che tanto stanno facendo tremare l’Italia: non voglio dire cosa sia giusto o cosa sia sbagliato, non voglio dire come dovrebbe essere fatta una buona legge perché non sono un politico… vorrei solo mostrare il mio parere, con molta umiltà, ma con tanta voglia di cambiare l’Italia.

Il fastidio che questa riforma sta causando è sotto gli occhi di tutti ed è inutile essere ipocriti, il vero problema non è tanto l’attribuzione di diritti alle persone che convivono, che ormai significherebbe legalizzare una situazione più che largamente diffusa (e credo che in fondo questo sia il senso di molte leggi), bensì quello che molte coppie omosessuali potrebbero vivere legalmente assieme! C’è il rischio, per molti italiani, che queste persone si vedano riconosciuti dei diritti! E questo fatto fa dormire poco molti politici e non solo…

Personalmente, non sono omosessuale, ma credo non ci sia niente di male ad esserlo, ho degli amici che lo sono e la cosa non mi turba… inoltre sono cattolico, o perlomeno cristiano, nel senso che pratico poco ma credo molto in Dio, nella chiesa forse un po’ meno…viste certe posizioni politiche e sociali… e, in conclusione, sono favorevole a questi benedetti Dico, soprattutto per quanto riguarda l’attribuzione di diritti alle coppie gay. Perché? Qualcuno si chiederà…Perché no?! Risponderei io… in realtà credo che se volessi sposarmi, quindi cercare di crearmi una famiglia attraverso l’istituzione del matrimonio, sapere che ci sono delle coppie gay con dei diritti non mi impedirebbe di farlo, tanto meno se ci fossero altri tipi di coppie di fatto attorno a me… e a questo punto mi richiedo “perché no?” e non so darmi sinceramente una risposta…non capisco questo accanimento contro una minoranza che vuole soltanto farsi vedere…

Arrivando alla questione principale però, sento la necessità di dire che non mi interessa passare come il “difensore dei gay”,ma mi interessa ben altro: voglio sono farvi capire quanto mi abbia deluso il paese in cui vivo, ancora una volta, specialmente in termini di classe dirigente.
R. Florida ha scritto un libro molto interessante che si intitola “l’ascesa della nuova classe creativa” e con questo l’autore stesso è diventato molto famoso a livello internazionale, anche come consigliere di molti governi… vi rinvio alla lettura del libro per capire meglio le sue argomentazioni, ma in breve si può dire che Florida ha trovato che i luoghi più innovativi e creativi del mondo (soprattutto da un punto di vista tecnologico), dove talaltro vanno i talenti, dipendono più che da strutture storico- produttive da altri particolari fattori come l’integrazione con la popolazione straniera (livello di istruzione di questi ultimi e influenza quantitativa dei loro bambini, quantità dei matrimoni misti), la diversità (incidenza della popolazione straniera, numero di imprese femminili), tolleranza verso la popolazione omosessuale.

L’idea di fondo è che se un luogo è tollerante , vi saranno molte persone diverse, per cui le persone di quel luogo avranno un’apertura mentale non indifferente…e persone aperte sono anche persone in grado di percepire o capire le idee prima degli altri altri, portando tecnologia e creatività a livelli molto alti.

A questo punto la polemica viene spontanea: come possiamo pretendere di essere un paese creativo e innovativo, quanto la nostra tolleranza va spesso a finire sotto ai tacchi? Credo che le istituzioni, ed in primis il governo abbiano un ruolo fondamentale da questo punto di vista per la diffusione a livello sociale di un insegnamento alla tolleranza… il che però è paradossale se si pensa che sono proprio i nostri politici che spesso non mostrano tutta questa tolleranza.
Io sono solo un idealista convinto che le cose possano cambiare e che prima o poi i nostri cervelli torneranno in Italia.

Stefano Guerra per Marketing Arena

Appare d’obbligo sottolineare che il parere espresso è personale dell’autore e non si intende in alcun modo esprimere i pareri o le sensazioni sul tema degli altri componenti la redazione

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