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Tre parole chiave, tre concetti, tre stili di vita. Fare impresa oggi non significa più (se mai ha avuto questo significato..) sedere in poltrona, sigaro in bocca, a contare il denaro. Queste sono scene arcaiche e troppo buffe per non essere confinate in cartoni animati e film.
Oggi fare impresa significa investire su sé stessi, collaborare, spesso anche dirigere e organizzare, ma il concetto militare di comando è passato da un pezzo. Le imprese italiane, e soprattutto nordestine, hanno imparato a fare rete, aiutandosi a vicenda e condividendo processi e produzioni in una labile co-opetizione che ha però dato i suoi frutti nel tempo. Fare rete significa mettere in comune, confrontarsi, la tecnologia permette di farlo in maniera nuova, risparmiando denaro e soprattutto tempo, migliorando ed ottimizzando l’intera struttura aziendale.
Uno dei grandi problemi delle nostre imprese è la paura, paura del nuovo che avanza, senza rendersi conto che il nuovo avanzerà ugualmente, con o senza di noi. Innovare dunque, portare tecnologia in impresa ma anche innovare la propria mentalità aziendale e l’approccio ai problemi e alla gestione di ogni aspetto del management e della conduzione dell’azienda. Google lascia ai propri dipendenti il 20% del tempo di lavoro da dedicare ad un progetto proprio. Lo fece 3M in passato e proprio da quel tempo libero di un dipendente uscì l’idea dei famosi post-it.
Oggi, non domani, oggi è possibile implementare in impresa sistemi operativi e di CRM e gestione del magazzino gratuiti in quanto open source, cioè frutto del lavoro di sviluppatori che hanno lavorato nel nome di passione e progresso e rendono disponibili tali tecnologie. Oggi una connessione internet costa meno di 50 euro al mese ed è possibile parlare via internet, oggi è possibile scambiarsi dati riservati e parlare ad un potenziale acquirente in giappone guardandolo negli occhi, ma seduti a casa propria dietro i campi di radicchio. Fin qui le innovazioni consolidate, per non parlare del web 2.0: sistemi, anch’essi gratuiti, per parlare e relazionarsi, questo blog è uno di quelli. Ogni azienda può avere un blog, può implementare un sistema, promuovere l’innovazione radicale e/o incrementale in impresa, perché non cominciamo davvero a farlo?
E’ necessario abbandonare la paura di fondo, non andremo da nessuna parte.. dobbiamo comprendere che il valore aggiunto offerto da tecnologia e innovazione è tangibile e assolutamente applicabile, oggi.
Tutto questo non è pura teoria, belle parole senza senso, molte aziende l’hanno fatto, ma troppo resta ancora da fare. Penso ad esempio a Poste Italiane tra i big, un’azienda considerata macchinosa, ritardataria, antipatica che ha rinnovato la propria offerta con prodotti finanziari competitivi e possibilità di tracking delle spedizioni via internet, ha offerto la postepay ai giovani diventando leader in questo mercato in espansione e confermando che se si ripensa la propria offerta seguendo la via dell’innovazione davvero si possono cambiare le cose (vedere anche Fiat e il suo modo di ripensare le vetture premiato in maniera incredibile dal mercato).
Sul fronte delle piccole non mancano i casi di eccellenza, marketingarena ha da poco visitato lago, un’azienda davvero innovativa il cui piano di marketing è fatto coi post-it e la cosa meno innovativa che vendono è un letto con una gamba sola.
Bisogna innovare signori, la tecnologia è un valore aggiunto ma più di tutti è la mentalità che ci serve, quella mentalità che permette di fare impresa sopravvivendo e prosperando in un periodo che per altri è buio e tempestoso.
Giorgio

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