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Generalmente parliamo di marketing, comunicazione, web, tecnologia, costume…Oggi vogliamo avere uno sguardo più “sociale”, sempre rimanendo fedeli alla nostra ottica. Ci ha infatti molto colpito questo blog, http://stazionemilano.splinder.com/, realizzato dai clochard della stazione ferroviaria di Milano. Il web diventa una vetrina fondamentale anche per coloro che faticano a trovare visibilità e attenzioni, riuscendo ad essere una sorta di bacheca per i loro sentimenti, i loro sfoghi, i loro problemi, i loro pensieri. Grazie a internet point o a volontari che provvedono da casa, Victor e gli altri suoi compagni riescono così a testimoniare la loro esperienza di vita nella maniera più moderna possibile.
La vicenda ha avuto clamore a livello nazionale, catalizzando le attenzioni di siti web (noi ad esempio!), quotidiani, reti televisive (da Sky a La7, senza dimenticare l’immancabile Studio Aperto) contribuendo ancor di più al grande successo mediatico e sociale che i senzatetto milanesi sono riusciti ad avere.

A livello europeo comunque, uno degli obiettivi storici della Commissione è sempre stato quello di rendere possibile la cosiddetta “e-inclusion” e la “e-accessability” a tutte quelle aree svantaggiate ma soprattutto a quelle fasce sociali più deboli che rimanevano escluse dalle possibilità del web. Esistono infatti gruppi sociali che purtroppo sono in una situazione di “gap”tecnologico profondo nei confronti del resto dei cittadini europei e questo arreca a questi stessi gruppi numerosi danni, per così dire, sociali, occupazionali ed economici.

Sicuramente questo blog realizzato dai senzatetto è invece una risposta chiara e forte su come anche questi gruppi di persone svantaggiate possano riuscire ad integrarsi nella società, dato che forse è questo il loro problema più grande (ricordiamo che molti sono clochard per scelta, altri per necessità). Integrazione, ma anche possibilità di vita migliori e vetrina funzionale e creativa per l’espressione delle loro idee e bisogni.

Il caso milanese va addirittura controcorrente rispetto ai risultati delle indagini europee come gli Emtel Studies o i report e-Europe Advisory Group, secondo i quali le fasce sociali che vivono all’estremo più basso, nelle condizioni più disagiate, non riescono praticamente in nessun modo ad ottenere l’inclusione informatica (e quindi sociale), vedendo aumentare progressivamente e ineluttabilmente il divario nei loro confronti.
Il blog milanese di Victor e co smentisce questa tesi (spesso vera) con il suo esempio, sfruttando appieno quelle che sono le potenzialità sociali, anti divario digitale, che la tecnologia reca con sé; potenzialità spesso sottovalutate.

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