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Qualche giorno fa, in un locale, mi sono ritrovato a parlare con un amico di idee sull’apertura di un propria piccola attività, magari a conduzione familiare, e sui relativi punti strategici sui quali giocare la sfida coi competitors.
La conversazione prende una piega interessante, ovvero io da un lato miravo a portarla su scelte più aziendaliste mentre lui la portava più sul servizio al cliente: questo ovviamente dipende dal fatto che io studio economia e che lui lavora nel settore alberghiero, per cui i punti di vista tendono ad essere uno più pratico e l’altro un po’ più teorico. Tuttavia, da un approccio iniziale un po’ confuso, siamo arrivati a discutere su temi alquanto interessanti.
L’obiettivo della serata dunque si presta ad essere quello di focalizzare il nocciolo strategico di un’attività nel settore della ristorazione o dei locali serali, magari a conduzione familiare, in ogni caso non necessariamente di grandi dimensioni e magari sul territorio Veneto.
Ci si rende conto da subito che lo scopo prefissato non è di facile raggiungimento, anche perché da un lato c’era la convinzione da parte sua che un buon servizio al cliente potesse in qualche modo regolare tutto il resto mentre da parte mia la leva strategica andava trovata in altri punti dell’attività: io non sono sicuramente un lavoratore del settore, tuttavia mi ritengo un buon osservatore e partendo da questo presupposto abbiamo cominciato a ragionare sui casi di successo che avevano investito la nostra zona geografica (Venezia – Treviso – Padova) arrivando alle conclusioni che ognuno di essi aveva trovato un punto di appiglio importante su cui giocare la propria competizione… chi aveva lavorato sul design, chi sull’intrattenimento, chi su rapporto con il cliente, chi sulla qualità del prodotto…
Bisogna però dire la verità, ovvero, almeno a parere personale, nessuno di questi locali ha trovato una leva tanto vincente quanto persistente e longeva…ma perché? Il motivo sta probabilmente nel non rispetto di alcuni passi importanti da parte dei ristoratori nel momento in cui si fanno certe scelte imprenditoriali, come ad esempio un’accurata scelta del target, che spesso nemmeno avviene, e che può risultare davvero molto pericoloso in un mercato molto dinamico e turbolento come questo, dove i consumatori si stancano in fretta e cercano sempre qualcosa di fresco.
Dopo tanto ragionamento, tuttavia, siamo arrivati di comune accordo ad alcune conclusioni: Sicuramente non basta semplicemente avviare un locale perché questo dia dei frutti in termini economici nel lungo periodo; Si deve far leva prima di tutto sulle capacità dell’imprenditore, visto che parliamo di un luogo in cui, per vincere, devono essere espressi dei valori, quelli migliori saranno sicuramente quelli che caratterizzano la figura psicologica di chi crea questa formula; Cercare di usare dei metodi di analisi di marketing per capire quale possa essere il miglior luogo, la miglior posizione, e il miglior target di riferimento; Lavorare su alcuni punti critici tipici del settore, come possono essere i prezzi o il servizio al cliente, allo scopo di migliorare tali punti rispetto agli altri locali; Ed, infine, ma è forse il punto più importante, trovare un leva innovativa, che faccia forza sulla creatività dell’imprenditore per battere i competitors.
In conclusione, il nostro punto di arrivo è stato che per vincere una sfida in questo settore non bastano le armi che tutti usano, ma si deve puntare sull’utilizzo dell’innovazione, della creatività e della multiculturalità: servono idee nuove, magari colte viaggiando in giro per il mondo, che facciano divertire le persone e che allo stesso tempo, però, le fidelizzino, il che si può fare magari proprio con l’utilizzo delle nuove tecnologie, che, in questo tipo di locali, vengono usate prettamente per abbassare i costi e non per migliorare l’efficacia dell’azienda.

Stefano Guerra per MarketingArena

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