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L’onore è un privilegio che trae la sua principale essenza dalla rarità. (Michel de Montaigne)
Aforisma perfetto per questa situazione!
Creata dall’americana Kenner/Hasbro nel 1972, la Blythe Doll fu sul mercato solo per un anno per vendite insufficienti. La sua testa sproporzionata e i suoi occhi mutevoli spaventavano i bambini di allora, ancora privati della cultura manga.
Alla fine degli anni ’90, Gina Garan, una giovane fotografa newyorkese collezionista di bambole d’epoca, viveva a Manhattan con la sua enorme collezione di bambole degli anni ’60-’70 quando un suo amico vide per la prima volta una Blythe Doll su eBay e, pensando le assomigliasse, gliela regalò.
Gina si innamorò della bambola e ne raccolse circa 200 esemplari girando per mercatini vintage (a meno di 15$ l’uno!).
Dopo qualche tempo Gina cominciò a immortalare le sue Blythe del ’72. Gli scatti sottolineavano la modernità e innata fotogenia della bambola; ne uscì il libro This Is Blythe, best seller da 100.000 copie che fu subito nominato Firecracker Alternative Book Of The Year ed è tutt’ora in ristampa.
Le foto di Gina vennero introdotte in Giappone tramite l’agenzia creativa CWC che, da allora, per far fronte all’enorme richiesta, ha messo in vendita più di 60 Neo Blythes, con tanto di accessori, borse, libri & Co. Tutti prodotti dall’azienda Takara su licenza della originale Hasbro.
La Blythe Doll è in vendita a un costo che va dagli 80 dollari in su nel web e in pochi selezionati shops nel mondo, tra cui Junie Moon a Tokyo.
CWC di Tokyo organizza anche una mostra itinerante Behind Blythe per far conoscere la Blythe Doll, la sua storia e la sua evoluzione nel mondo, comprende infatti alcune delle più famose e rare Neo Blythes.
Ma questa bambolina non disdegna nemmeno le sfilate del Prèt à Portèr parigino: lo scorso settembre 2006 Behind Blythe è stata ospite della rassegna Tokyoìte alle Galleries Lafayette e
dal 2002 a Tokyo, ogni mese di Giugno, si tiene il Blythe Charity Fashion Show, dove grandi stilisti di tutto il mondo espongono piccole versioni delle loro creazioni che vengono poi indossate dalle Blythe Dolls in una vera sfilata.
Le bambole così griffate, pezzi unici nel loro genere, vengono poi vendute in beneficenza.
I libri Blythe Style e Blythe Moment (CWC Books 2004 e 2006) raccolgono i frutti di questa collaborazione fra la Blythe Doll e le maison di moda tra cui spiccano J. Galliano, Prada, Gucci, Marni, V. Westwood, I. Miyake, Versace, S. Rikiel e molti altri.
In chiave di marketing mi chiedo come sia possibile un tale successo. Credo che molto sia dovuto all’aura di ricercatezza e rarità di questo oggetto-feticcio distribuito su canali di vendita non adatti alle masse. Una bambola, reincarna la gioia dell’essere bambine con tutta la consapevolezza acquisita però nel mondo adulto, chiave di accesso insomma ad un mondo ludico ma ridisegnato secondo i canoni stilistici attuali.Probabilmente proprio per questo la pubblicità tradizionale non sarebbe servita, anzi l’avrebbe fatta cadere nella banalità delle bambole scelte unicamente per la loro estetica e rapidamente abbandonata proprio com’è successo agli albori della sua storia; certo che deve far pensare il fatto che grandi stilisti del panorama mondiale la usino come modella d’eccezione nelle loro sfilate. Secondo voi da dove deriva tale prestigio?
FONTI
Ilaria Paparella per marketingarena

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