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Non tutto è marketing. E fin qua siamo d’accordo. A volte si parla di marketing a sproposito, ed è vero. A volte, anche se ben celata, si tratta invece proprio di un’operazione di marketing! Penso alla studentessa che si è esibita in uno spettacolo di lap dance in un metrò di Milano: la sensuale performance di questa ragazza trentenne, ripresa col cellulare e messa in internet, è stato il frutto di un’abile strategia di marketing (no, non dei gestori del metro!). A quanto sembra lo spettacolo non è stata un’esibizione fine a sé stessa, ma lo scopo era appunto quello di cercare di creare scalpore, contando su un “rilancio” da parte delle televisioni per alimentare la notorietà delle “sick-girl”, un gruppo con base a Vicenza, che da due anni gira l’Italia con spettacoli “burlesque”, un mix teatrale tra danza ed erotismo. Il sito del gruppo, www.sickgirl.it è stato talmente visitato dopo che i tg nazionali ne hanno dato notizia, da portarlo al black-out. Obiettivo centrato, dunque. Il fine ultimo del movimento tuttavia non sembra sia solo quello dell’incremento di visitatori al sito, ma quello di comparire in tv con un programma televisivo, basato appunto sull’apparizione improvvisa, in luoghi pubblici, di ragazze sexy che si esibiscono in spettacoli sensuali. Questa dunque era da considerarsi come una puntata pilota.

Sto contando i giorni per assistere alla prima performance (non delle sick girl sia chiaro) sponsorizzata da un brand. Non sembra particolarmente difficile tratteggiare una possibile strategia. A grandi linee potrebbe essere questa:

· Evento in un luogo pubblico, possibilmente simpatico, senza nessun riferimento al brand
· Filmato messo in internet, mktg virale per generare passaparola e awareness
· Notizia ripresa dai media, che porta ulteriori contatti al sito
· Il brand palesa la propria presenza, in un secondo momento, presentando il prodotto/servizio correlato all’azione.

Se l’evento fosse simpatico e positivo ( sulla falsariga del movimento “Regalo abbracci”[il fenomeno sociale in cui le persone andavano per le strade con un cartello su cui scritto “regalo abbracci”]) una tale strategia potrebbe essere molto più efficace di qualsiasi affissione e pubblicità e a un costo sostenibile: potrebbe essere una buona strategia per un brand, specie se nuovo, che opera nel campo dell’abbigliamento, oppure in un qualsiasi settore il cui target sia un’utenza giovane, che cerca visibilità. È un’azione rischiosa, che se non fatta con tempi e modi giusti potrebbe rivelarsi un flop, ma che può dare anche un’incredibile notorietà: per questo, lo ribadisco, la vedrei adeguata a un brand emergente (questi fenomeni sociali un passaggio “gratuito” alla televisione lo ricevono sempre).
Di una cosa sono abbastanza sicuro: il futuro della comunicazione sarà sempre più nell’integrazione evento-internet sfruttando l’impatto emozionale del primo per mettersi in luce e il secondo come memoria e cassa di risonanza.

Gianluca Marconato per marketingarena

Fonte: StudioAperto Italia 1 via Youtube.com

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