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Ieri firstdraft, un blog di docenti universitari e professional che tratta l’innovazione e la conoscenza (e molto altro) ha parlato di noi. In questo post Stefano Micelli, docente di ebusiness ed economia della tecnologia a Venezia Cà Foscari, ragiona sull’entusiasmo che anima il mondo universitario al di la della lezione frontale e porta ad esempio l’animatissimo sito degli studenti di economia www.unieconomia.it e, indovinate un pò, proprio marketingarena!
Micelli si riferisce a noi come “studenti innovatori” che non si accontantano dell’apprendimento legato alle regole della produzione di massa ma cercano un’ “esperienza dell’apprendimento diversa” e puntano su interazione e personalizzazione.

Ma esiste lo studente 2.0? Io credo che la parola chiave, almeno per quello che ha portato a marketingarena, sia consapevolezza. Ho trovato alcuni esami difficili, complessi da mandare a memoria, inutili nella verifica di un apprendimento destinato a perdersi il giorno successivo. Ho trovato alcuni corsi poco interessanti e alcuni docenti ebbri della propria posizioni ed arrivati, purtroppo 20 anni fa, quindi fermi ad una didattica imbarazzante. A fronte di questi (pochi in verità) casi di empasse accademico, molti hanno manifestato voglia di interagire, propensione al dibattito e alla relazione. Alcuni di questi docenti ci hanno appassionato, guidato verso un nuovo orizzonte. Dare continuità a questi bagliori implicava la considerazione di due driver:
– relazione
– tecnologia a servizio della relazione
Il dibattito è uno dei momenti più difficili da gestire e soprattutto accendere in un’aula universitaria, ma quando la cosa funziona è di certo la parte a maggior valore aggiunto della lezione. Replicare e rilanciare il dibattito era possibile, ma trovarsi tutti per discutere in una sorta di meetup fisico rischiava di essere problematico, di qui il blog.
Quale bisogno? Cosa spinge 9 persone a perdere un’ora al giorno per confrontarsi in un luogo aperto con qualcuno che guarda come vanno le cose? Ciò che ha spinto me è stata la certezza che ciò che studiavo sui libri era obsoleto, andavano analizzati casi nuovi, bisognava capire come girava il mondo fuori. Credo che dall’università sia lecito attendersi una chiave, non di più. Una chiave che permette di decifrare e comprendere tematiche più recenti, complesse, volatili. Se oggi analizziamo in termini di marketing casistiche border line è anche grazie a quei corsi base precedentemente denigrati, ma molto dobbiamo alla tecnologia che ci permette di condividere la multimedialità, di organizzare conferenze audio, di promuovere iniziative, interviste, sondaggi. Siamo i rompi scatole del web ma oggi 200 persone al giorno vengono a sentire quello che diciamo e la cosa che più ci da gioia è che partecipano con noi alla discussione.
Quale futuro? L’esperienza marketingarena ci insegna che il gioco dell’interazione vale la candela, che l’apprendimento ci guadagna e che è qui che possiamo sviluppare quelle abilità che un domani il lavoro valuterà (speriamo) come differenzianti rispetto alla marea di laureati “medi” che si presentereanno alle selezioni.
Il principio che guida marketingarena è che “non c’è niente da perdere” ma finchè andrà cosi sarò bello e gratificante veder premiati i nostri piccoli sforzi per fare di questo luogo anche un salotto accogliente ed ospitale per chi dall’esterno ci legge e interviene nei nostri post.

In conclusione credo che la bellezza di internet sia nella possibilità, accordata a tutti, di creare spazi come questo e farli rendere al meglio anche quando ci sono 5 persone a scambiarsi opinioni, tanto poi alla fine la qualità paga sempre. Dall’università sarebbe lecito aspettarsi una presa di coscienza che anche questo è apprendimento e un incentivo ai meno spregiudicati a viviere queste esperienze che si qualificano come perfettamente complementari alla lezione frontale. La tecnologia può aiutarci, la gente ha voglia di relazione, l’università salirà sul treno dell’apprendimento 2.0? Speriamo, anche perchè, in teroria, dovrebbe guidarlo.

Giorgio Soffiato

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