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Per spiegare il pagerank si potrebbe partire da sofisticate analisi o complessi algoritmi, ma noi non lo faremo. Per due semplici motivi:
– non ne siamo capaci
– capirebbero in pochi.
Il bello di questo blog è che nessuno ci impone niente, il modo più interessante per spiegare il pagerank ci sembrava quindi quello di.. raccontarlo alla nonna!

Cara Nonna,
Oggi ti spiego cos’è il pagerank: sto parlando di un indice creato e utilizzato dal motore di ricerca google per classificare i siti internet. Praticamente google da un voto ad ogni sito ed i siti con i voti più alti compaiono in cima alla lista quando ricerchiamo una parola specifica. Sono infatti importanti anche le parole contenute nei testi dei singoli siti per determinare il pagerank, ma non solo. La cosa più importante per avere un voto alto sono i link, cioè i collegamenti esterni. Come nella vita le persone più popolari hanno molta gente che parla di loro, cosi in internet i siti più popolari hanno molti collegamenti in entrata. Questo meccanismo (ce lo spiega wikipedia) funziona secondo il principio del “diritto di voto”, infatti inserendo un link ad un sito è come se tu votassi quel sito aumentando la sua popolarità e la considerazione che i motori di ricerca hanno di lui. Se io ti consiglio una maglietta tu sarai interessata, ma se la vedi addosso ad un calciatore ti piacerà di più. Ecco perché anche il pagerank aumenta in maniera maggiore se il link in entrata proviene da un sito quotato anziché da un sito non popolare (nonna, cerca di capire, se un pr0 linka un pr6 l’effetto è quasi nullo, ma se avviene il contrario l’effetto si fa sentire).
Esiste un vero e proprio mercato dei link e i siti più popolari fanno pagare fior di quattrini per avere uno spazio nella pagina principale, quasi dimenticavo, la pagina principale di un sito ha solitamente un pagerank più alto delle pagine secondarie. Ed anche il numero di link in uscita è importante, se un sito ha molti link in uscita è meno decisivo ai fini dell’aumento del voto del sito che linka.

In queste poche righe sono contenute in forma scherzosa alcune informazioni che non sono poi cosi semplici da comprendere per chi si affaccia senza competenze informatiche specifiche sul web. Il web marketing obbliga chi si occupa di comunicazione a comprendere anche queste novità, adattando le proprie tecniche al caso. Per esempio, dopo un periodo in cui le pagine in flash erano di gran moda, queste stanno oggi lasciando la ribalta perché si è capito che non piacciono a google, e nel contempo si è capito che sul web non piacere a google è piuttosto pericoloso. Anche le pagine dinamiche sono difficili da ottimizzare per il posizionamento. Ecco quindi che la pagina animata aggiornabile con le proprie figure preferite (tipica dell’imprenditore che vuole vedere le farfalle volare sul suo sito appositamente riempito di bottoni fluorescenti lampeggianti) risulta di difficile digestione per il nostro motore principe (e poi l’imprenditore sbotta).

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