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E’ il grande Gianluca Marconato il primo a raccogliere la sfida di parlare di marketing su TWM. Lo ringrazio di cuore tanto per la sua amicizia quanto per la qualità dei contenuti che esprime, la prima parte del suo ragionamento è qui. Le parti colorate sono sue, il testo nero è mio.

Stavo riflettendo un po’, mentre controllavo la mia deficitaria situazione economica in hattrick…  strano che aziende quali Nike, Adidas, Puma ecc. non abbiano ancora investito in tale situazione. I giochi online, ormai sono una realtà consolidata e globale: solo hattrick conta un milione di iscritti. Per aziende sportive correlate col mondo del calcio è una opportunità ghiotta: ammodernando un po’ la grafica sarebbe possibile vedere il logo sulle maglie: immagino le serie maggiori, serie A, bundesliga, liga. Niente banner, o pubblicità fastidiose (pop-up su tutti) ma sponsorizzazioni: Nike championship o cose del genere: tipo la pubblicità in FIFA o PES, senza essere invasiva. Penso a una sezione “Nike store” per i supporter: dove è possibile trovare l’ultima evoluzione della scarpa da calcio o altri prodotti più o meno tecnici, un torneo “Joga bonito” dove il vincitore prende soldi –virtuali, chiaramente!- o altre trovate del genere, che arricchiscono il gioco senza essere fastidiose, anzi, che permettono un upgrade del divertimento.
Considerazione a supporto di questa proposta:
alto numero di iscritti e successo sempre maggiore per questo tipo di giochi on-line à l’adsl con tariffa FLAT è offerta a prezzi convenienti ed è alla portata di tutti: aumento costante e robusto degli abbonamenti
aiuto economico ai programmatori à miglior qualità del gioco: fastidiosi i sempre più frequenti rallentamenti dovuti al server
possibilità di differenziazione: i supporter potranno personalizzare ulteriormente la propria squadra (equipaggiamento, stadio…) nel solco fin qui tracciato
visibilità incredibile (solo in Italia 10 categorie – lo scorso anno erano 9, con una lista d’attesa per entrare in possesso della propria squadra di quasi un mese:circa 2500 utenti costantemente in coda- un numero elevatissimo di squadre: la IX serie era composta da circa 2100 gironi da 8 squadre ciascuno. Il tutto alimentato solamente dal passaparola) a fronte di un investimento non proibitivo.
business facilmente replicabile in altri giochi online: ce ne sono di tutti i tipi: tennis, F1, atletica, basket, ciclismo, calcio (oltre ad hattrick, ci sono altri giochi gestionali)
nella pausa tra il primo e il secondo tempo highlights offerti dagli sponsor: in questo caso un po’ di pubblicità ci può stare…
La mia non è una proposta, ma una riflessione seria su quello che sarà il futuro della pubblicità in rete: la strada è questa, a mio modesto parere, e penso che verrà percorsa tra qualche tempo: il modello che ho descritto è ben lontano da quel tipo di pubblicità attualmente in voga in internet, tradizionale e snervante: è una riproduzione nel mondo virtuale di quanto accade nel mondo reale.
È vero che nei videogiochi questo tipo di modello ha già iniziato a diffondersi (the sims si presta alla grande!), è giunta l’ora di applicarlo dove può portare maggiori vantaggi economici.
P.S: ho fatto riferimento a Nike & Company perché mi sembrano le aziende più adatte e interessate, soprattutto da un punto di vista strettamente economico e commerciale, come ritorno d’immagine ecc. ma non escludo ed anzi inviterei aziende non strettamente correlate al mondo del calcio che hanno come target l’utente medio di hattrick (in pratica un ominide di sesso maschile che respiri…e ami il calcio…) a investire in tale senso (mi immagino l’eroe idolatrato in conference perché non ha accettato un ricco contratto offerto da chissà quale azienda per non violare l’immacolata stoffa delle maglie in nome della purezza di hattrick…questo è effettivamente l’unico limite di questo modello: ma, chi come me, lotta con il bilancio bisettimanale, se ne infischierebbe dell’ideologia e accetterebbe di buon grado i soldoni…)

Ottima riflessione Gian! Penso sinceramente che questo tipo di micromarketing (a livello di costi non di audience) andrebbe preso in considerazione in maniera fattiva: purtroppo ci si limita a giocalizzare il brand (advergaming) anzichè brandizzare il gioco. Hattrick ha un’ottima base di persone che potrebbe addirittura sponsorizzare i singoli giocatore facendoli divenire uomini immagine etc.. attendiamo commenti dai giocatori e dagli esperti 🙂

Per concludere: c’entra qualcosa il marketing virale col fatto che hattrick dopo poco tempo diventa una malattia?!?

Credo che il marketing virale potrebbe funzionare con un gioco come hattrick, e infatti molti invitano spontaneamente gli amici ad iscriversi. Ma credo anche che (forse giustamente per preservare la politica di gioco che punta solo alla copertura delle spese e non al lucro) i capi del gioco potrebbero far meglio in termini di marketing e management.

Ecco ad esempio un bambino tedesco che gioca ad hattrick

Per concludere ringrazio gianluca e vi invito caldamente a visitare il suo blog

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