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Sono tornato, e questa è Naama bay, Egitto. Ho pensato al nostro marketing mentre ogni egiziano davanti a un negozio mi diceva “Ciao Amico, posso offrirti la mia ospitalità? Ti prego di entrare solo per darti il mio biglietto da visita e farmi pubblicità come portafortuna”. Prima di divenire controvoglia scontroso per allontanare chi insisteva troppo, ho avuto 2 o 3 incontri ravvicinati accettando gli inviti di improvvisati artisti o venditori di spezie. Sembra incredibile ma l’abilità con cui propongono le loro mercanzie è devastante (quasi quanto la loro propensione alla siesta), adattano le proprie offerte alla tua possibilità di spesa e offrono continue prove e omaggi. L’onestà corre sul filo, se da un lato regalano senza indugio per spingerti all’acquisto, dall’altro spesso cercano di ritagliarsi qualche euro guadagnando con cambi e resti o spacciando per corallo il legno, ma è la maledizione del turista, ed è giusto cosi. Interessante poi notare come il disegnatore di papiri che accallappia un cliente tenti di vendere profumi, spezie, carte telefoniche o magliette, al malcapitato che sperava di cavarsela dichiarando “non mi piace la tua merce”; esiste infatti una profonda rete di contatti con i negozi vicini che porta tutti a lavorare per l’unico grande obiettivo: spennare il turista fingendosi arretrati creduloni e invece sfoggiando sotto banco l’ultimo palmare nokia a colori o chiamando il proprio negozio “Totti er pupone” per compiacere i non pochi romani che bazzicano in zona.
Interessante anche il pricing, si parte da 10 volte tanto il prezzo che già sanno spunteranno, poi si scende e di finge di vendersi la moglie pur di giungere ad un accordo profittevole: solo una volta non sono riuscito a concludere, spesso però si spuntano buoni prezzi.
Sembra ironico ma il modello è consolidato e l’importanza della rete è stata capita, siamo sicuri di non poterlo chiamare marketing?

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