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Che piaccia o meno ai santoni del marketing management il cambiamento è il fattore guida del nuovo marketing. Il consumatore impazzisce, il mercato anche, sembra un pò un problema capire dove andare “a parare”.
Ciò che sembra funzionare al meglio, da sempre come sempre e per sempre, è la parola gratis.
Non mi riferisco tanto al pupazzetto in omaggio col detersivo (anche se credo che molte di queste borse le abbiano vendute grazie al gorilla virale), parlo piuttosto del fornire valore al consumatore senza chiedere, apparentemente, nulla.
Soprattutto in rete è facile ottenere servizi interessanti e di buon valore aggiunto per noi, semplicemente dando in cambio i nostri dati, anche una gmail usata come cantina per lo spam può bastare, in cambio riceviamo suonerie, aggregatori RSS, e quando va bene anche qualche lira per compilare un questionario.
Viene da chiedersi dove prendano forma i guadagni di chi promuove tali iniziative: va detto che spesso la massa critica consente un costo incrementale molto vicino allo 0, una volta fatto google page creator il costo della sua diffusione è minimo, e anzi è auspicabile la solita propagazione esponenziale. Non so quanto involontariamente google distribuisca le proprie creazioni sempre in “edizione limitata” o a scaglioni. Io ci vedo dietro un’abile strategia di marketing mirata a generare attesa, buzz e bramosia attorno ad una novità imminente. Fantastica poi la capacità di legare un prodotto come gmail alla necessità di un conoscente “privilegiato” che vi manda l’invito, è il tripudio della gratificazione a somma positiva. Olè.
La cosa che però volevo far notare con questo post è l’importanza di quei dati che noi concediamo con un minimo di svogliatezza, mitigata però dal valore in arrivo. Solitamente più dati si concedono, più valore si ottiene, dire ad un sito (che poi avrà cura di catalogare e rivendere i dati) la propria età è importante, ma dire che si gioca a golf con i pantaloni blu e il cappellino rosso ogni domenica mattina bevendo un gatorade al limone perchè quello all’arancia fa schifo… beh potrebbe essere la pace dei sensi per un data miner!
Il bello dei dati è che prima o poi (il momento è molto vicino a mio avviso), qualcuno riuscirà a spalancare le porte del one-to-one (sarà google?) e ci offrirà una partita a golf proprio come la vogliamo noi ad un prezzo da paura, e noi avremmo a quel punto sbriciolato tutte le nostre barriere percettive perchè colpiti in quelle “dimensione della coccola” che ha il potere di far implodere le nostre difese al marchio, una specie di omino che lavora dall’interno dopo che con un’abile social engineering qualcuno ce l’ha messo con l’inganno (o quasi visto che è legalmente tutto corretto). Questa estremizzazione della situazione è forse tragicomica, ma ci ritroveremo fra qualche… (anno? mese? giorno?) per saperci dire com’è andata..

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